Crisi aerea 2026: perdite da 148 miliardi di dollari

Centoquarantotto miliardi di dollari. È questa la cifra che potrebbe sintetizzare il 2026 per il trasporto aereo globale, secondo le stime di Bank of America. Un numero che, per dare un ordine di grandezza, supera di oltre 30 miliardi la peggiore perdita annuale mai registrata dal settore: quella del 2020, l’anno della pandemia, quando lo IATA contabilizzò danni per 111 miliardi di dollari.

Se qualcuno pensava che il Covid fosse stato il punto più basso per l’aviazione commerciale, i prossimi mesi potrebbero costringere a rivedere questa convinzione. Il combinato disposto di carburante alle stelle, rischio razionamento del cherosene e possibili tagli alla capacità di volo rischia di trasformare la stagione estiva in un incubo per compagnie aeree e passeggeri.

Da anno record a scenario da incubo: cosa è cambiato

Il 2025 si era chiuso con risultati eccellenti per il comparto aereo. Il traffico passeggeri aveva registrato un rimbalzo del 9% rispetto ai livelli pre-pandemia, nonostante i noti problemi legati ai ritardi nella consegna di nuovi velivoli. Sulla scia di questi numeri, la IATA (l’associazione internazionale delle compagnie aeree) aveva aperto il 2026 con previsioni decisamente ottimistiche.

Le stime iniziali parlavano di un utile operativo globale pari a 72,8 miliardi di dollari, calcolato sulla base di un prezzo del carburante per aerei intorno agli 88 dollari al barile e una crescita dei passeggeri del 4,9%.

Queste premesse, però, si sono sgretolate nel giro di poche settimane. Il conflitto in Medio Oriente ha provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, canale attraverso cui transita il 30% del jet fuel mondiale. Il prezzo del carburante per aviazione è schizzato oltre il 100%, raggiungendo quota 150-200 dollari al barile, ben al di sopra delle quotazioni del petrolio greggio.

Bank of America lancia l’allarme: peggio del Covid

Nel report intitolato “Jet Fuel and profitability risks”, gli analisti di Bank of America non usano mezzi termini. «Stiamo già assistendo ai primi segnali di difficoltà», scrivono, stimando una perdita globale che potrebbe raggiungere i 148 miliardi di dollari nel corso dell’anno.

Il paragone con il 2020 è immediato e preoccupante. «Per fare un confronto, la peggiore perdita annuale registrata nei 25 anni da cui la IATA monitora il settore è stata di 111 miliardi di dollari nel 2020», sottolineano gli analisti, evidenziando come questa crisi rischi di superare per gravità persino l’impatto del Covid sull’aviazione commerciale.

La variabile che rende questo scenario potenzialmente più devastante rispetto alla pandemia è proprio il razionamento del carburante, un fattore del tutto inedito che si aggiunge alla pressione sui costi operativi.

Biglietti aerei: servono aumenti del 20% per non andare in rosso

Di fronte a costi del carburante più che raddoppiati, le compagnie aeree si trovano davanti a scelte difficili. Secondo i calcoli di Bank of America, il settore dovrebbe aumentare i prezzi dei biglietti di circa il 20% per riportare il margine operativo (EBIT) almeno al punto di pareggio, nell’ipotesi in cui il carburante rimanga al doppio dei livelli del 2025.

«Più a lungo persiste la crisi, più difficile diventa per le compagnie aeree assorbire costi elevati senza ripercussioni più ampie su domanda, capacità e redditività», avvertono gli analisti.

Il problema è che rincari così significativi non resterebbero senza conseguenze. I consumatori, già alle prese con l’aumento delle bollette, potrebbero decidere di tagliare le spese discrezionali, e i viaggi aerei rientrano spesso in questa categoria. Aumentare i prezzi per coprire i costi rischia insomma di deprimere la domanda, innescando un circolo vizioso difficile da spezzare.

Anche la fine del conflitto non basterebbe a risolvere il problema

Chi spera in una rapida normalizzazione dovrebbe considerare un aspetto importante: le conseguenze di questa crisi sono destinate a protrarsi nel tempo, indipendentemente dall’evoluzione del conflitto. Gli analisti di Commerzbank lo spiegano con chiarezza.

«Nel nostro scenario base, in cui assumiamo che la guerra finisca in tarda primavera e pertanto ci aspettiamo che i prezzi tornino a scendere, i prezzi del diesel e del carburante per aviazione risulterebbero comunque significativamente più alti alla fine dell’anno rispetto a prima dell’inizio della guerra», scrivono gli esperti della banca tedesca.

Si tratta, secondo gli analisti, di una sfida molto più complessa di quella posta dal Covid. La pandemia aveva bloccato la domanda, ma la struttura dei costi era rimasta sostanzialmente sotto controllo. Questa volta è il lato dell’offerta (e del suo costo) a rappresentare il problema principale.

Come si muovono le compagnie: low cost verso Italia e Spagna

Per fronteggiare l’emergenza, le compagnie aeree stanno adottando strategie diverse. Oltre all’aumento dei biglietti e all’introduzione di supplementi carburante, la leva principale è la riorganizzazione della capacità di volo, con spostamenti significativi delle rotte.

Secondo gli analisti di UBS, le compagnie low cost stanno ridisegnando la mappa dei collegamenti estivi. EasyJet e Ryanair stanno spostando capacità verso Italia, Spagna e Regno Unito, mercati considerati più sicuri e con domanda più resiliente.

Wizz Air, la compagnia low cost più esposta al Medio Oriente, sta invece tagliando drasticamente i voli verso quell’area, riorientandosi verso destinazioni europee.

Le compagnie tradizionali seguono una logica diversa. Lufthansa e Air France-KLM, dopo aver ridotto la capacità verso il Medio Oriente, stanno ora tagliando anche i voli interni e quelli verso l’Asia, mantenendo però inalterati i collegamenti con gli Stati Uniti.

Il rischio razionamento: lo scenario peggiore per i voli estivi

Se l’aumento dei costi rappresenta già un problema enorme, lo scenario più temuto è un altro: la possibilità concreta che il carburante per aerei non sia semplicemente disponibile in quantità sufficiente.

Il commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen, ha evocato questa ipotesi in un’intervista al Financial Times, parlando apertamente di un possibile razionamento del cherosene.

La regione del Golfo, infatti, non è soltanto un produttore di petrolio greggio e gas naturale. È anche un fornitore cruciale di prodotti petroliferi raffinati, inclusi i distillati medi come il carburante per aviazione. Il punto critico è che in Europa la capacità di raffinazione del cherosene per aerei è diminuita nel tempo, rendendo il continente particolarmente dipendente dalle importazioni.

La stessa Agenzia Internazionale dell’Energia aveva già segnalato che i mercati globali dei distillati medi si trovavano in una situazione di tensione rispetto ad altri prodotti raffinati, con una capacità di raffinazione di riserva molto limitata al di fuori della regione del Golfo. Un’interruzione prolungata dell’offerta, come quella attuale, trova dunque il sistema senza ammortizzatori sufficienti.

Cancellazioni, tagli e supplementi: le prime conseguenze concrete

Gli effetti sul settore sono già visibili. Cancellazioni di voli, riduzioni della capacità operativa, tariffe in aumento e l’introduzione di supplementi carburante sono le misure che le compagnie stanno mettendo in campo per arginare l’emorragia sui conti.

La stagione estiva, tradizionalmente la più redditizia per il trasporto aereo, rischia di trasformarsi in un periodo critico. Se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto, il flusso di carburante resterà compromesso, con ripercussioni a catena su tutta la filiera del trasporto aereo.

Cosa significa per chi viaggia

Per i passeggeri, lo scenario è chiaro: volare costerà di più. L’aumento del 20% stimato dagli analisti di Bank of America si traduce in rincari concreti su ogni biglietto acquistato, a cui si sommano i supplementi carburante già introdotti da diverse compagnie.

Ma il prezzo più alto non è l’unico rischio. La riduzione dei voli programmati potrebbe significare meno opzioni di collegamento, orari meno comodi e, in casi estremi, cancellazioni dell’ultimo minuto legate alla disponibilità di carburante.

In un contesto in cui anche le bollette domestiche pesano di più sul bilancio familiare, la tentazione di rinunciare al viaggio potrebbe farsi concreta per molti italiani. E questo, a sua volta, peserebbe ulteriormente sui conti delle compagnie aeree, in un effetto domino che rende questa crisi particolarmente insidiosa rispetto a quelle del passato.

Le nostre analisi sui certificati

Euro Industrial Shield

IT0006775115
Davide Campari Milano
Leonardo Spa
STMicroelectronics
Prysmian SpA
Possibile Cedola Mensile
1,017
%
Barriera Capitale
40
%
PROTEZIONE
Step Down 1,75% mese