CDS (Credit Default Swap): guida completa per capirli

Immaginate di poter assicurare la vostra automobile contro il furto senza nemmeno possederla. Nel mondo reale sarebbe impensabile, eppure nei mercati finanziari esiste uno strumento che funziona esattamente così. Si chiamano CDS, acronimo di Credit Default Swap, e rappresentano uno dei derivati più influenti (e controversi) della finanza moderna.

Per gli investitori retail italiani, comprendere il funzionamento dei CDS è fondamentale: questi contratti incidono sulla percezione del rischio di Stati e aziende, influenzano lo spread e, indirettamente, toccano il portafoglio di chiunque detenga titoli obbligazionari. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, partendo da un esempio concreto.

Un’assicurazione finanziaria: il paragone con la polizza auto

Per spiegare i CDS nel modo più intuitivo possibile, è utile un confronto con una situazione familiare a tutti: l’assicurazione incendio e furto di un’automobile.

Pensiamo al Sig. Gino, che acquista una nuova vettura e decide di proteggerla stipulando una polizza con una compagnia assicurativa. Il meccanismo è lineare: se si verifica l’evento avverso (furto o incendio), la compagnia versa al Sig. Gino un importo determinato (la copertura), utile per acquistare un nuovo veicolo. In cambio, il Sig. Gino paga un premio periodico per tutta la durata del contratto.

Ora consideriamo il Sig. Dino, che possiede un titolo obbligazionario e vuole proteggersi dal rischio che l’emittente (un’impresa o uno Stato) fallisca. Dino sottoscrive un CDS con una società finanziaria. Se il titolo non viene rimborsato a causa del fallimento dell’emittente, la finanziaria verserà a Dino il valore del titolo assicurato. Per ottenere questa protezione, Dino deve pagare il valore del CDS, che funziona come un premio.

La differenza cruciale tra polizza e CDS

C’è però un aspetto che Gino e Dino, confrontandosi, dovrebbero cogliere con attenzione. La società finanziaria che vende il CDS non è una compagnia assicurativa. Non è quindi soggetta agli obblighi di accantonamento a fondo rischi, costruiti sulla base di calcoli attuariali, che invece le assicurazioni devono rispettare.

Inoltre, il Sig. Dino può assicurarsi dal rischio di fallimento anche senza possedere il titolo oggetto della protezione. Sarebbe come se il Sig. Gino potesse stipulare una polizza incendio e furto sull’automobile del vicino di casa, o su un veicolo qualsiasi, pagando il premio al posto del proprietario.

La domanda sorge spontanea: quanti vicini di casa o sconosciuti sarebbero tentati di alimentare un mercato di ladri e piromani, sapendo di incassare il valore delle vetture rubate o incendiate? Nel mondo delle cose fisiche di proprietà, questa possibilità appare francamente assurda. Nel mondo finanziario dei CDS, invece, è pratica comune.

Chi compra protezione senza possedere nulla da proteggere scommette, di fatto, sull’aumento del rischio: se il pericolo di fallimento cresce, la protezione acquistata vale sempre di più. E in caso di default effettivo, lo speculatore viene ripagato per il valore totale di titoli che non ha mai detenuto.

Cosa sono esattamente i CDS e come funzionano

Dal punto di vista tecnico, il CDS è un contratto bilaterale stipulato tra due soggetti: un acquirente di protezione (in inglese protection buyer) e un venditore di protezione (protection seller).

L’accordo prevede che il venditore si impegni a effettuare un pagamento (la copertura) nel caso in cui si verifichi un cosiddetto “evento creditizio” (credit event). Questo evento può essere il fallimento (default) dell’emittente, ma anche il ritardato pagamento di cedole o interessi. In cambio, l’acquirente versa un premio rateale per tutta la durata del contratto.

I giornali e i mass media descrivono genericamente i CDS come “assicurazioni contro il rischio di fallimento” di una società o di uno Stato. La definizione è semplificata ma rende l’idea: si tratta di derivati creditizi che consentono di trasferire il rischio di insolvenza senza dover cedere la proprietà dei titoli sottostanti.

Un esempio numerico con i titoli di Stato italiani

Per tradurre tutto in numeri concreti, consideriamo un caso pratico legato ai BTP. Se in un dato momento il CDS sul titolo obbligazionario della Repubblica Italiana viene scambiato a 255,5 punti base, significa che per acquistare quella protezione contro il default dello Stato italiano occorre pagare il 2,56% del valore investito.

In termini assoluti: per assicurare 1 milione di euro investiti in BTP, il costo della protezione tramite CDS ammonta a 25.550 euro.

La nascita dei CDS e il loro impatto sui mercati

Prima degli anni Novanta, banche e intermediari finanziari avevano un unico modo per gestire il rischio di credito sui finanziamenti concessi: accettare garanzie reali e confidare (vigilando) che il debitore pagasse puntualmente. Era un approccio sostanzialmente passivo.

Il CDS come strumento finanziario nasce nei primi anni Novanta, introdotto dalla celebre banca d’affari J.P. Morgan. Con questa innovazione, il panorama della gestione del rischio cambia radicalmente.

Grazie ai CDS e alle operazioni di cartolarizzazione, gli operatori finanziari possono finalmente gestire in modo “attivo” il rischio presente nei loro portafogli titoli. Hanno la possibilità sia di mantenere l’esposizione al rischio di insolvenza, sia di scaricarlo sul mercato acquistando un CDS.

Chi compra e chi vende protezione

Dal finire degli anni Novanta, le banche si sono posizionate tra i maggiori acquirenti di protezione creditizia, mentre le compagnie di assicurazione sono diventate tra i principali venditori. Il mercato dei CDS è letteralmente esploso, assumendo un peso rilevante nel sistema finanziario globale.

Ma perché un intermediario dovrebbe voler vendere protezione, esponendosi volontariamente al rischio di fallimento altrui? La risposta è semplice: il venditore viene remunerato dal valore del CDS, una sorta di premio assicurativo-finanziario che riceve in cambio della protezione offerta. Attraverso questi strumenti, gli intermediari possono esporsi con grande facilità a rischi elevati, vendendo grandi quantità di CDS in risposta alla crescente domanda di chi desidera proteggersi dal default.

Il caso Grecia: quando il CDS non protegge

Se utilizzati in modo corretto e consapevole, i CDS possono effettivamente tenere sotto controllo i rischi e svincolare l’attività di impiego dal peso dei rischi insiti nell’investimento. Ma non sempre le cose funzionano come previsto.

Un caso emblematico è quello della Grecia. Il debito greco è stato rinegoziato, comportando una perdita di oltre il 50% del capitale facciale per gli investitori. Eppure i CDS non hanno rimborsato nulla. Il motivo? La rinegoziazione non è stata formalmente interpretata come un “evento creditizio” coperto dal contratto CDS. Un precedente che ha fatto riflettere molti operatori sulla reale efficacia di questi strumenti in situazioni limite.

Dove si negoziano i CDS: i mercati OTC

I CDS non vengono scambiati nelle borse tradizionali e regolamentate. Il loro mercato di riferimento è quello Over The Counter (OTC), definito anche mercato “parallelo” o “fuori borsa”. Si tratta di una fetta significativa degli scambi finanziari globali, alternativa alle borse ufficiali riconosciute.

Le contrattazioni avvengono in modo informale, attraverso conversazioni bilaterali tra le parti (domanda e offerta), condotte per via telefonica o telematica. Non esiste, in questo contesto, un vero e proprio sistema di garanzie paragonabile a quello dei mercati regolamentati, che prevede ad esempio il puntuale versamento di margini di garanzia a fronte dei rischi assunti.

Flessibilità e rischi del mercato OTC

Questa struttura offre però grande flessibilità. Le condizioni contrattuali non devono necessariamente corrispondere a quelle fissate dalle borse: possono essere personalizzate in base alle esigenze delle parti coinvolte, pur partendo da contratti già standardizzati.

Per alcuni operatori, la mancanza di regolamentazione stringente rappresenta un vantaggio competitivo. Come abbiamo visto nell’esempio del Sig. Dino, è relativamente facile operare come speculatori, comprando CDS e attendendo che il loro valore cresca in parallelo all’aumento del rischio di default dell’emittente sottostante.

L’ISDA: chi sorveglia il mercato dei CDS

A presidiare questo settore esiste l’ISDA, acronimo di International Swaps & Derivatives Association. Si tratta dell’associazione creata e gestita dai principali operatori in derivati, con il compito di stabilire le tipologie di CDS, definire il contenuto dei contratti standard e occuparsi di un’ampia varietà di altri derivati finanziari.

Fondata nel 1985, l’ISDA conta oggi oltre 800 soggetti finanziari aderenti, provenienti da 60 diversi paesi nel mondo. Tra i suoi membri figurano trader attivi nel mercato dei derivati, società, investment manager, governi ed enti sovranazionali, compagnie di assicurazione, aziende del settore energetico e delle materie prime, oltre a banche internazionali e nazionali.

Fanno parte dell’ISDA anche soggetti primari dei mercati finanziari: Borse Valori, clearinghouse, Monte Titoli, studi legali, società di revisione contabile e altri fornitori di servizi del comparto finanziario.

ISDA: un’associazione privata, non un’autorità pubblica

Un punto fondamentale da comprendere è che l’ISDA non è un’istituzione pubblica. Le sue funzioni possono sembrare simili a quelle svolte da un organismo di vigilanza come l’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni in Italia), ma la natura dell’associazione è completamente diversa.

L’ISDA è un’associazione privata degli operatori del settore dei derivati. Cura lo sviluppo di questi mercati e, naturalmente, gli interessi dei propri associati. I contratti standardizzati predisposti dall’organizzazione sono definiti “ISDA Master Agreement” e rientrano in un’ampia documentazione legale relativa ai contratti derivati stipulati nei mercati OTC.

L’associazione definisce il proprio ruolo come soggetto referente e coordinatore del buon funzionamento del settore, impegnato a migliorarne la trasparenza attraverso una documentazione standardizzata a livello globale.

Perché i CDS riguardano anche l’investitore retail

Il potere, l’influenza e le decisioni dell’ISDA, in un sistema finanziario moderno così ricco di prodotti e derivati, hanno un impatto economico e sociale di grande portata. Il fatto che questa organizzazione non sia oggetto di attento studio e osservazione da parte dei delegati politici democraticamente eletti evidenzia il ritardo della politica rispetto ai fenomeni finanziari contemporanei.

Per l’investitore italiano che detiene BTP o obbligazioni corporate, sapere cosa sono i CDS e come funzionano non è un esercizio accademico. Questi strumenti incidono concretamente sulla percezione del rischio nel mercato, influenzano il costo del debito pubblico e privato, e rappresentano un termometro che misura la fiducia (o la sfiducia) degli operatori verso un emittente.

Comprenderne i meccanismi, i limiti e le zone d’ombra è il primo passo per orientarsi con maggiore consapevolezza nel panorama finanziario attuale.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio. Le informazioni possono essere soggette a modifiche in qualsiasi momento.

Le nostre analisi sui certificati

Euro Industrial Shield

IT0006775115
Davide Campari Milano
Leonardo Spa
STMicroelectronics
Prysmian SpA
Possibile Cedola Mensile
1,017
%
Barriera Capitale
40
%
PROTEZIONE
Step Down 1,75% mese