Un calo del 46% dal massimo storico. Ventisei settimane consecutive di debolezza. E un prezzo che, dai 126.272 dollari toccati a ottobre 2025, è scivolato fino a quota 67.280 dollari. Sono questi i numeri che descrivono la fase attuale di Bitcoin, una correzione che sta mettendo alla prova soprattutto chi è entrato nel mercato delle criptovalute durante la corsa rialzista dell’estate scorsa.
Eppure, per chi conosce la storia di BTC, questo tipo di movimento non rappresenta una novità assoluta. La volatilità è da sempre una caratteristica strutturale di questo asset, anche se nel corso degli anni sta progressivamente diminuendo. La domanda che molti investitori si pongono in questo momento è una sola: quando finirà questo calo?
Per provare a rispondere, vale la pena analizzare nel dettaglio i drawdown storici di Bitcoin, confrontarli con il ciclo attuale e verificare cosa suggeriscono i dati on-chain e il legame con i cicli degli halving.
Cosa significa drawdown e perché è importante per chi investe
Prima di addentrarci nei numeri, è utile chiarire un concetto fondamentale. Il drawdown indica la distanza percentuale tra un massimo raggiunto da un asset e il punto più basso successivo, prima che il prezzo torni a risalire. In parole semplici, misura quanto un investimento è sceso rispetto al suo picco.
Si tratta di un indicatore chiave per comprendere il livello di rischio associato a un investimento. Nel caso di Bitcoin, i drawdown storici offrono una mappa preziosa per orientarsi nelle fasi di ribasso, perché permettono di confrontare la profondità e la durata dei cali passati con quello attuale.
Chi è holder di lungo periodo, ovvero chi mantiene le proprie posizioni per anni senza farsi condizionare dalle oscillazioni di breve termine, conosce bene questi movimenti. Ma per chi si è avvicinato al mondo crypto più di recente, il ribasso in corso può risultare particolarmente doloroso.
Il quadro attuale: 67.280 dollari e 26 settimane di calo
Osservando il grafico mensile di Bitcoin ad aprile 2026, il quadro è chiaro. Dal massimo storico di 126.272 dollari raggiunto a ottobre 2025, il prezzo è sceso fino a 67.280 dollari. Un drawdown del -46% che, per quanto significativo, risulta decisamente meno profondo rispetto ai cali registrati nei cicli precedenti.
L’indicatore Drawdown Dashboard, applicato al grafico settimanale, segnala una durata attuale di 26 barre settimanali. Per avere un termine di paragone, dopo il massimo di dicembre 2017, Bitcoin impiegò ben 160 barre settimanali per tornare a quei livelli. La fase attuale è dunque ancora relativamente giovane se misurata in termini temporali.
Due dati ulteriori aiutano a inquadrare la situazione. Il Max DD Storico (il drawdown massimo mai registrato nella storia di Bitcoin) è pari al -83,15%. Il Max DD Rolling a 52 settimane, cioè il drawdown massimo registrato all’interno di una finestra mobile di un anno, si attesta invece al -46,75%.
Questi numeri confermano che, pur essendo un calo importante, la correzione attuale rimane ben al di sotto dei livelli estremi raggiunti in passato.
La mappa completa dei drawdown storici di Bitcoin
Per comprendere davvero dove ci troviamo, è fondamentale ripercorrere tutti i principali drawdown storici di BTC, dal primo grande crollo del 2014 fino alla fase attuale. Ogni ciclo ribassista presenta caratteristiche specifiche, ma esiste un filo conduttore che li accomuna: una progressiva attenuazione della profondità dei cali.
Bear Market 2014-2015: il crollo dell’83%
Il primo grande bear market nella storia di Bitcoin vide il prezzo precipitare da un picco di 1.150 dollari fino a un minimo di 200 dollari. Un drawdown del -83,15% che si sviluppò nell’arco di circa 14 mesi. All’epoca il mercato delle criptovalute era ancora in una fase embrionale, con pochissimi investitori istituzionali e una liquidità molto limitata.
Questo calo rappresenta ancora oggi il riferimento storico per misurare la gravità di ogni ribasso successivo. Chi deteneva Bitcoin in quel periodo vide il proprio investimento ridursi a meno di un quinto del valore iniziale.
Bear Market 2018: la replica al -84%
Il secondo grande ciclo ribassista portò Bitcoin da un massimo di 19.783 dollari fino a 3.128 dollari, con un drawdown del -84% in circa 12 mesi. La profondità fu praticamente identica a quella del ciclo precedente, ma il contesto era già profondamente diverso.
Il boom delle ICO (Initial Coin Offering) aveva attirato milioni di nuovi investitori nel 2017, molti dei quali rimasero intrappolati nel crollo successivo. Questo bear market consolidò l’idea che i cicli di Bitcoin seguono uno schema ricorrente legato ai dimezzamenti della ricompensa ai miner (halving).
Covid Crash 2020: lo shock rapido al -54%
A marzo 2020, lo scoppio della pandemia provocò un crollo improvviso di tutti i mercati finanziari. Bitcoin passò da 10.500 dollari a 4.826 dollari in pochissimo tempo, registrando un drawdown del -54%. La particolarità di questo evento fu la sua brevità: appena 25 giorni per raggiungere il minimo.
Si trattò di uno shock esogeno, non di un ciclo ribassista strutturale. La ripresa fu altrettanto rapida, con Bitcoin che in pochi mesi superò ampiamente i livelli pre-crisi.
China Ban e inversione di Tesla 2021: un altro -54% in 77 giorni
Nel 2021, Bitcoin subì un altro calo significativo, passando da 64.800 dollari a 30.000 dollari. Il drawdown fu del -54% e durò circa 77 giorni. A scatenare il ribasso furono due eventi concomitanti: il divieto imposto dalla Cina alle attività legate alle criptovalute e la decisione di Tesla di interrompere i pagamenti in Bitcoin.
Nonostante la profondità del calo, il recupero fu sorprendentemente rapido. Bastarono appena 5 mesi perché BTC tornasse a segnare nuovi massimi. Questo episodio dimostrò come il mercato stesse acquisendo una maggiore capacità di assorbire gli shock.
Bear Market 2022: Terra/Luna e FTX portano BTC a -78%
Il bear market del 2022 fu innescato da due eventi devastanti per l’intero ecosistema crypto: il crollo dell’ecosistema Terra/Luna e, pochi mesi dopo, il fallimento dell’exchange FTX. Bitcoin scese da 69.000 dollari a 15.479 dollari, registrando un drawdown del -78% in circa 13 mesi.
Questo ciclo ribassista fu particolarmente traumatico perché coinvolse il fallimento di progetti e piattaforme che molti investitori consideravano affidabili. La fiducia nel settore subì un duro colpo, ma il mercato dimostrò ancora una volta la sua capacità di ripartire.
Per tornare ai massimi precedenti, BTC impiegò circa 2 anni dal minimo del 2022, un recupero comunque più rapido rispetto ai cicli passati.
Drawdown attuale 2025-2026: -46% e ancora in corso
Il calo attuale, che ha portato Bitcoin da un picco di 126.198 dollari (con un massimo assoluto registrato a 126.272 dollari) fino a un minimo di 65.696 dollari, segna un drawdown del -46% distribuito su 26 barre settimanali e ancora in evoluzione.
Rispetto a tutti i cicli precedenti, questa correzione si distingue per una profondità decisamente inferiore. È il segnale che qualcosa sta cambiando nella struttura del mercato? I dati sembrano confermarlo.
Un trend inequivocabile: drawdown sempre meno profondi
Mettendo in fila i numeri emerge un pattern chiaro e significativo. La storia di Bitcoin mostra una progressiva riduzione della profondità dei drawdown ciclo dopo ciclo.
Il calo massimo fu del -83% nel bear market 2014-2015. Seguì un -84% nel 2018, sostanzialmente in linea con il precedente. Nel 2022 il drawdown si fermò al -78%, mostrando i primi segnali di attenuazione. E ora, nel ciclo corrente, il calo si è limitato (per il momento) al -46%.
Questa evoluzione non è casuale. Diversi fattori strutturali hanno contribuito a rendere il mercato più resiliente nel corso degli anni.
Il ruolo degli investitori istituzionali e degli ETF spot
L’ingresso massiccio degli investitori istituzionali nel mercato di Bitcoin ha rappresentato un punto di svolta. Fondi di investimento, società quotate e gestori patrimoniali hanno progressivamente aumentato la loro esposizione a BTC, portando con sé capitali stabili e orizzonti di investimento di lungo periodo.
A questo si aggiunge l’approvazione degli ETF spot su Bitcoin, che ha aperto le porte a una platea ancora più ampia di investitori tradizionali. Questi strumenti finanziari hanno contribuito a creare una struttura di mercato più solida, capace di assorbire meglio le fasi di vendita e di ridurre l’ampiezza delle oscillazioni.
Il risultato è un mercato che, pur rimanendo volatile, mostra una maturità crescente. E i dati sui drawdown ne sono la conferma più evidente.
Recuperi sempre più rapidi
Non è solo la profondità dei cali a diminuire, ma anche il tempo necessario per tornare ai massimi precedenti. Nel 2022, Bitcoin impiegò circa 2 anni per recuperare completamente il terreno perso. Nel crollo del 2021, legato al ban cinese e alla retromarcia di Tesla, bastarono appena 5 mesi.
Questa accelerazione nei tempi di recupero è un altro segnale della crescente maturità del mercato. Una base più ampia di investitori istituzionali e strumenti di accesso più diversificati contribuiscono a stabilizzare i flussi di capitale e a ridurre i tempi necessari per ricostruire i livelli di prezzo precedenti.
Il legame tra halving e bottom di mercato: cosa dicono i cicli
Uno degli aspetti più affascinanti nell’analisi dei cicli di Bitcoin è il legame ricorrente tra gli halving e i minimi di mercato. L’halving è l’evento che dimezza la ricompensa in Bitcoin assegnata ai miner per ogni blocco validato. Si verifica circa ogni quattro anni e rappresenta un meccanismo di riduzione programmata dell’offerta.
Analizzando la storia di BTC, emerge un pattern sorprendentemente regolare: i bottom dei mercati ribassisti si sono verificati sistematicamente a metà ciclo tra due halving, ovvero circa 18-24 mesi dopo ciascun dimezzamento.
Primo ciclo: halving novembre 2012, bottom gennaio 2015
Dopo il primo halving di novembre 2012, il mercato attraversò una lunga fase di crescita seguita dal bear market del 2014-2015. Il punto di minimo fu raggiunto a gennaio 2015, circa 26 mesi dopo l’halving. Il drawdown fu del -83%.
Secondo ciclo: halving luglio 2016, bottom dicembre 2018
Il secondo halving, avvenuto a luglio 2016, fu seguito dal grande boom del 2017 e dal successivo crollo. Il minimo di ciclo arrivò a dicembre 2018, ben 29 mesi dopo il dimezzamento. Il drawdown raggiunse il -84%.
Terzo ciclo: halving maggio 2020, bottom novembre 2022
L’halving di maggio 2020 precedette la grande corsa rialzista del 2021, culminata con il massimo di 69.000 dollari. Il bottom successivo si materializzò a novembre 2022, 30 mesi dopo il dimezzamento. Il calo fu del -78%.
Quarto ciclo: halving aprile 2024 e il possibile bottom 2026
L’ultimo halving si è verificato ad aprile 2024. Se il pattern storico dovesse ripetersi, il minimo dell’attuale drawdown potrebbe collocarsi tra il terzo e il quarto trimestre del 2026, ovvero tra i 26 e i 30 mesi dall’ultimo dimezzamento.
Questa finestra temporale è coerente con quanto osservato nei tre cicli precedenti e offre un riferimento importante per chi sta cercando di capire quando potrebbe terminare la fase di debolezza in corso.
Vale la pena sottolineare che si tratta di una proiezione basata su schemi storici, non di una certezza. I mercati possono sempre deviare dai pattern passati, ma la regolarità osservata nei cicli precedenti rappresenta un elemento di analisi significativo.
Tabella riepilogativa: halving e bottom nei quattro cicli
Per facilitare il confronto, ecco una sintesi dei dati relativi a ciascun ciclo:
- Primo ciclo: halving a novembre 2012, bottom a gennaio 2015, 26 mesi dopo, drawdown del -83%
- Secondo ciclo: halving a luglio 2016, bottom a dicembre 2018, 29 mesi dopo, drawdown del -84%
- Terzo ciclo: halving a maggio 2020, bottom a novembre 2022, 30 mesi dopo, drawdown del -78%
- Quarto ciclo: halving ad aprile 2024, possibile bottom tra Q3 e Q4 2026, circa 24-28 mesi dopo, drawdown del -46% (ancora in corso)
La progressione è evidente: i drawdown diventano meno profondi, mentre la distanza temporale tra halving e bottom rimane relativamente stabile, oscillando tra i 26 e i 30 mesi.
Bitcoin contro Ethereum: chi soffre di più nelle fasi di ribasso?
Un confronto interessante per arricchire l’analisi riguarda il comportamento di Ethereum durante le stesse fasi di drawdown. Mettendo a confronto i due principali asset del mercato crypto, emerge un quadro chiaro e coerente.
I bottom tendono a sincronizzarsi
Un primo dato significativo riguarda la tempistica. I minimi di Bitcoin ed Ethereum tendono a verificarsi in periodi molto ravvicinati. Nel 2018, entrambi toccarono il bottom a dicembre. Nel 2022, Ethereum anticipò Bitcoin di circa 5 mesi, ma la fase di minimo fu sostanzialmente sovrapposta.
Questa sincronizzazione non sorprende, considerando che l’intero mercato crypto tende a muoversi in modo correlato durante le fasi di stress. Bitcoin funge tipicamente da guida per l’intero settore, ma Ethereum segue dinamiche molto simili nei tempi di raggiungimento dei minimi.
Ethereum subisce drawdown sistematicamente più profondi
Se i tempi sono simili, l’intensità dei cali è però molto diversa. Ethereum registra sistematicamente drawdown più profondi rispetto a Bitcoin in ogni ciclo osservato.
Nel 2018, ETH perse il -93,84% contro il -83% di Bitcoin. Nel 2022, il calo di Ethereum fu del -82% a fronte del -78% di BTC. E nel ciclo attuale, Ethereum mostra un drawdown del -57% contro il -46% di Bitcoin.
Anche in questo caso, la tendenza alla riduzione dei drawdown è presente per entrambi gli asset, ma Ethereum mantiene costantemente un differenziale negativo. Questo dato riflette la maggiore volatilità di ETH e il suo profilo di rischio più elevato rispetto a Bitcoin, che resta l’asset di riferimento dell’intero ecosistema crypto.
Per gli investitori, questo confronto è utile per calibrare le aspettative: in una fase di ribasso, le altcoin (compresa Ethereum) tendono a soffrire in misura maggiore rispetto a Bitcoin, amplificando sia i ribassi che, storicamente, anche i successivi recuperi.
L’indicatore MVRV Z-Score: cosa suggerisce per il futuro
A completare il quadro analitico interviene un indicatore on-chain particolarmente seguito dagli analisti: l’MVRV Z-Score di Glassnode. Ma cos’è esattamente e perché è rilevante?
Come funziona l’MVRV Z-Score
Questo strumento misura la deviazione tra il valore di mercato di Bitcoin e il suo Realized Value. Il Realized Value rappresenta il costo medio di acquisto di tutti i Bitcoin presenti sulla blockchain, calcolato sulla base dell’ultimo prezzo a cui ciascuna moneta è stata spostata.
In pratica, l’MVRV Z-Score ci dice se Bitcoin è sopravvalutato o sottovalutato rispetto a quanto gli investitori hanno effettivamente pagato per acquisirlo. Quando il valore è elevato, significa che il mercato è in una fase di euforia e il prezzo è molto al di sopra del costo medio. Quando il valore scende verso lo zero o al di sotto, indica una fase di sottovalutazione in cui molti investitori sono in perdita.
La lettura attuale: 0.44 e in discesa
L’MVRV Z-Score di Bitcoin mostra attualmente un valore di 0.44, in rapida discesa dal picco registrato a ottobre 2025. Questa lettura è particolarmente interessante se confrontata con il comportamento storico dell’indicatore.
Ogni volta che lo Z-Score è sceso nella cosiddetta “zona verde” (sotto lo zero), ha coinciso con un bottom di ciclo. È accaduto nel 2012, nel 2015, nel 2018 e nel 2022. In tutti questi casi, l’ingresso nella zona verde ha preceduto rally superiori al 300%.
L’attuale valore di 0.44, pur non essendo ancora in territorio negativo, si sta avvicinando rapidamente a quella soglia. Questo suggerisce che il mercato sta entrando in una fase di sottovalutazione strutturale, coerente con l’ipotesi di un possibile bottom tra il Q3 e il Q4 2026.
Coerenza tra analisi ciclica e dati on-chain
Un elemento che rafforza la significatività di questa analisi è la convergenza tra i diversi approcci. L’analisi dei cicli storici dei drawdown, il legame con gli halving e i dati on-chain dell’MVRV Z-Score puntano tutti nella stessa direzione: una possibile area di minimo collocata nella seconda metà del 2026.
Quando indicatori indipendenti, basati su metodologie diverse, forniscono segnali coerenti, il livello di affidabilità della proiezione aumenta. Naturalmente, nessuno strumento è infallibile e gli scenari possono sempre cambiare, ma la convergenza attuale merita attenzione.
Cosa significa tutto questo per gli investitori?
Ricapitolando i punti chiave dell’analisi, emergono alcuni elementi fondamentali per orientare le proprie decisioni di investimento.
La profondità dei cali si sta riducendo
Il passaggio da drawdown del -83/-84% a un calo del -46% rappresenta un cambiamento significativo nella dinamica di mercato di Bitcoin. L’ingresso degli investitori istituzionali e l’approvazione degli ETF spot stanno creando una base di supporto più solida, che limita l’ampiezza delle correzioni.
Questo non significa che i cali siano diventati indolori. Un ribasso del 46% resta un evento impegnativo per qualsiasi portafoglio. Ma il trend è chiaro e suggerisce che il mercato di Bitcoin sta maturando progressivamente.
I tempi di recupero si accorciano
Oltre alla riduzione della profondità, anche i tempi necessari per tornare ai massimi si stanno accorciando. Da oltre 14 mesi nel ciclo 2014-2015, si è passati a circa 2 anni nel 2022 e a soli 5 mesi nel caso del crollo del 2021. Questa tendenza è incoraggiante per chi adotta una strategia di investimento di lungo periodo.
Il pattern degli halving resta un riferimento importante
La regolarità con cui i bottom di mercato si verificano circa 26-30 mesi dopo ogni halving rappresenta uno dei pattern più affidabili nella storia di Bitcoin. Se questo schema dovesse confermarsi anche nel ciclo attuale, la finestra per il possibile minimo si colloca tra il terzo e il quarto trimestre del 2026.
I dati on-chain supportano lo scenario
L’MVRV Z-Score a 0.44, in avvicinamento alla zona verde storicamente associata ai bottom di ciclo, fornisce un’ulteriore conferma della fase di sottovalutazione in cui il mercato sta progressivamente entrando.
Volatilità e maturazione: il paradosso di Bitcoin
C’è un aspetto che merita una riflessione finale. Bitcoin viene spesso descritto come un asset estremamente volatile, e in effetti lo è. Un calo del 46% in meno di sei mesi sarebbe impensabile per la maggior parte degli strumenti finanziari tradizionali.
Eppure, guardando la traiettoria storica, la volatilità di Bitcoin si sta progressivamente riducendo. I drawdown sono meno profondi, i recuperi più rapidi, la partecipazione istituzionale più ampia. È un processo di maturazione che, pur non essendo lineare, mostra una direzione chiara.
Per chi si è affacciato sul mercato crypto durante la fase di euforia dell’estate 2025, il ribasso attuale può sembrare destabilizzante. Ma per chi adotta una prospettiva storica, i numeri raccontano una storia diversa: quella di un asset che, correzione dopo correzione, costruisce fondamenta sempre più solide.
La fase attuale richiede pazienza e consapevolezza. Comprendere dove ci troviamo rispetto ai cicli passati è il primo passo per affrontare il mercato con lucidità, senza lasciarsi trascinare dall’emotività delle oscillazioni di breve periodo.
Riepilogo dei principali drawdown nella storia di Bitcoin
Per avere un quadro d’insieme immediato, ecco la sintesi dei cali più significativi registrati da BTC nel corso della sua storia:
- Bear Market 2014-2015: picco a 1.150 dollari, minimo a 200 dollari, drawdown del -83,15%, durata circa 14 mesi
- Bear Market 2018: picco a 19.783 dollari, minimo a 3.128 dollari, drawdown del -84%, durata circa 12 mesi
- Covid Crash 2020: picco a 10.500 dollari, minimo a 4.826 dollari, drawdown del -54%, durata circa 25 giorni
- China Ban e Tesla 2021: picco a 64.800 dollari, minimo a 30.000 dollari, drawdown del -54%, durata circa 77 giorni
- Bear Market 2022 (Terra/Luna e FTX): picco a 69.000 dollari, minimo a 15.479 dollari, drawdown del -78%, durata circa 13 mesi
- Drawdown attuale 2025-2026: picco a 126.198 dollari, minimo a 65.696 dollari, drawdown del -46%, 26 barre settimanali (ancora in corso)
La progressione è evidente e racconta l’evoluzione di un mercato che, pur mantenendo la sua natura ciclica, sta gradualmente attenuando l’intensità delle proprie fasi ribassiste. Per gli investitori con un orizzonte temporale adeguato, questa è una delle informazioni più rilevanti da tenere a mente.




