Un provvedimento di Banca d’Italia ha travolto Bff Bank nella seduta di lunedì 30 marzo 2026, provocando un crollo del titolo superiore al 50% in una sola giornata. La notizia, comunicata dall’istituto milanese il 29 marzo a mercati chiusi, ha innescato una vera e propria fuga degli investitori. Ma il tracollo di lunedì è solo l’ultimo capitolo di una discesa che dura ormai da settimane: dai circa 8 euro di inizio febbraio, il prezzo delle azioni è precipitato fino a 1,48 euro, con una perdita complessiva superiore all’80%. Rispetto ai massimi toccati nel 2024, la capitalizzazione si è ridotta di oltre il 90%.
Un evento senza precedenti per uno dei protagonisti della finanza specializzata italiana, che ora si trova ad affrontare una fase delicatissima sotto la supervisione rafforzata dell’autorità di vigilanza. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e quali sono le conseguenze per azionisti e mercato.
Chi sono i commissari nominati da Bankitalia
La Banca d’Italia ha deciso di affiancare temporaneamente due commissari al consiglio di amministrazione di Bff Bank. Si tratta di Raffaele Lener, già consigliere di Banca Carige, e Francesco Fioretto, funzionario che nel 2025 ha preso parte al salvataggio della campana Banca di Credito Popolare.
Il loro compito è quello di supportare il board nella rapida risoluzione delle criticità emerse a livello operativo e contabile. In particolare, i due professionisti dovranno accompagnare la gestione delle cosiddette azioni rimediali nel settore del factoring e nel sistema dei controlli interni.
Un punto importante da chiarire: non si tratta di un commissariamento in senso stretto. Il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale conservano pieni poteri e facoltà decisionali. La nomina dei commissari rappresenta piuttosto un rafforzamento della vigilanza in un momento particolarmente critico per l’istituto.
I rilievi mossi dall’autorità di vigilanza riguardano in modo specifico i sistemi contabili, la gestione del credito e i presidi organizzativi. La portata complessiva delle irregolarità riscontrate è tuttavia ancora in fase di definizione, il che aggiunge un elemento di incertezza al quadro già complesso.
Il nodo dei crediti deteriorati: cifre fino a 1,3 miliardi di euro
Il fronte più delicato della vicenda riguarda la classificazione prudenziale dei crediti nell’area del factoring e del lending. L’ispezione di Bankitalia, ancora in corso, avrebbe fatto emergere due distinti profili di rischio che meritano un approfondimento.
Il meccanismo del “contagiante” e gli interessi di mora
Il primo profilo di rischio è legato al cosiddetto meccanismo del “contagiante”. Si tratta di quel processo in base al quale un’esposizione scaduta può trascinare nella classificazione deteriorata l’intero rapporto creditizio con un determinato debitore. In questo caso, il problema deriverebbe dalla possibile inclusione degli interessi di mora nel calcolo del contagiante.
L’impatto potenziale di questa riclassificazione potrebbe generare crediti scaduti aggiuntivi (i cosiddetti “past due”) fino a circa 800 milioni di euro. Una cifra molto significativa, che da sola basterebbe a ridisegnare il profilo di rischio dell’intero portafoglio crediti della banca.
La questione dei meccanismi sospensivi
Il secondo profilo di rischio riguarda invece una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi che consentono di sospendere il conteggio dei giorni di arretrato nei pagamenti. Se Bankitalia dovesse applicare criteri più severi rispetto a quelli finora adottati dalla banca, l’impatto stimato potrebbe raggiungere i 500 milioni di euro.
La banca ha tenuto a precisare che i due impatti non sono necessariamente cumulabili. Il totale teorico massimo ammonterebbe quindi a 1,3 miliardi di euro, ma la cifra effettiva potrebbe risultare inferiore al termine della valutazione complessiva ancora in corso.
Il fattore attenuante: crediti verso il settore pubblico
C’è però un elemento che attenua in parte la gravità della situazione. Le esposizioni in questione sono interamente riferite a crediti verso il settore pubblico, una tipologia caratterizzata da una perdita attesa in caso di default che viene definita trascurabile. In altre parole, anche se tecnicamente riclassificati come deteriorati, questi crediti hanno una probabilità di mancato rimborso molto bassa.
Bff Bank ha inoltre dichiarato che, anche nello scenario più sfavorevole, il coefficiente patrimoniale Cet1 (uno degli indicatori chiave di solidità bancaria) resterebbe al di sopra dei requisiti minimi. A fine dicembre 2025 il Cet1 si attestava al 14,1%, un livello che offre un certo margine di sicurezza.
Resta tuttavia aperta la questione degli accantonamenti. Se i crediti venissero effettivamente riclassificati come deteriorati, la banca potrebbe essere costretta ad aumentare le riserve a copertura delle potenziali perdite, con impatti diretti sul conto economico e sul patrimonio netto.
Errori contabili e anomalie: il caso dei 54 milioni
Accanto alle problematiche legate ai crediti, la nota diffusa da Bff Bank ha portato alla luce una serie di anomalie contabili che si estendono su un arco temporale piuttosto ampio.
La registrazione errata degli incassi
L’anomalia più rilevante era già stata comunicata al mercato nel mese di febbraio 2026. Nel corso del 2025, con il supporto dell’advisor esterno EY, è stata individuata un’errata registrazione di incassi relativi al periodo compreso tra il 2019 e giugno 2023, per un importo complessivo di circa 54 milioni di euro. Il problema riguardava esclusivamente l’attività di factoring in Italia.
In sostanza, le somme ricevute dai debitori a titolo di rimborso del capitale erano state erroneamente contabilizzate come chiusura di accessori del credito, cioè interessi e commissioni. Questo errore ha avuto come conseguenza un gonfiamento artificiale dei ricavi e delle imposte versate nel periodo interessato.
La correzione di questa anomalia ha prodotto un impatto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 pari a 15,1 milioni di euro. Un danno contenuto rispetto alla cifra lorda, ma comunque significativo per la credibilità dei bilanci precedenti.
L’analisi estesa sui pagamenti degli accessori
Le verifiche condotte successivamente hanno però suggerito che il problema potrebbe avere radici più profonde. Bff Bank ha infatti avviato un’analisi su una porzione dei pagamenti relativi agli accessori del credito ricevuti nel periodo 2015-2025, per un totale di circa 452 milioni di euro.
Su un campione di circa 102 milioni di euro già esaminato, l’impatto negativo stimato statisticamente sull’intera popolazione di transazioni ammonta a 3,4 milioni di euro al lordo delle imposte. Una cifra relativamente contenuta, ma che conferma l’esistenza di un problema sistemico nelle modalità di contabilizzazione adottate dalla banca.
Le sentenze sfavorevoli da 400 milioni
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le esposizioni in bilancio oggetto di sentenze sfavorevoli, in prevalenza non definitive, relative a contenziosi con il settore pubblico italiano. L’ammontare complessivo di queste posizioni è pari a circa 400 milioni di euro prima delle rettifiche.
Le rettifiche stimate al momento si aggirano intorno ai 70 milioni di euro, ma la banca ha avvertito che questa cifra è suscettibile di aggiornamenti nell’ambito della finalizzazione del bilancio 2025. Un ulteriore elemento di incertezza che pesa sulle prospettive dell’istituto.
Due anni di tensioni: la cronologia della crisi
Per comprendere appieno la portata di quanto sta accadendo, è utile ripercorrere le tappe di una crisi che non è scoppiata all’improvviso, ma si è sviluppata gradualmente nell’arco di circa due anni.
L’ispezione del 2024 e l’indagine della Procura
Già nel 2024 una severa ispezione di Bankitalia aveva portato alla richiesta di riclassificare i finanziamenti verso il settore pubblico. Nello stesso periodo, la Procura di Milano aveva aperto un’indagine per ipotesi di falso in bilancio. Segnali inequivocabili di problematiche profonde nella gestione dell’istituto.
A fine 2024 la situazione sembrava essersi in parte normalizzata, tanto che i vincoli imposti sulla distribuzione dei dividendi erano stati rimossi. Una decisione che aveva restituito un po’ di fiducia al mercato, ma che si è rivelata prematura alla luce degli eventi successivi.
Febbraio 2026: la nuova ondata di cattive notizie
Il nuovo anno ha portato con sé una brusca revisione dei target aziendali, che ha colpito duramente la fiducia degli investitori. Ma il cambiamento più significativo è avvenuto al vertice della banca: l’amministratore delegato Massimiliano Belingheri ha lasciato la guida dell’istituto, sostituito dall’ex direttore finanziario Giuseppe Sica.
Un avvicendamento che, unito al profit warning e alle rivelazioni sugli errori contabili, ha innescato la prima fase del crollo in Borsa, con il titolo che ha iniziato la sua discesa dagli 8 euro di inizio febbraio.
29 marzo 2026: il provvedimento che ha cambiato tutto
Il management di Bff Bank ha organizzato una conference call nella serata di domenica 29 marzo per illustrare la situazione agli investitori prima dell’apertura dei mercati. Una mossa che non è bastata a contenere il panico: il lunedì successivo il titolo ha perso oltre la metà del suo valore residuo.
Sul fronte regolamentare, Bankitalia ha imposto di rinviare la presentazione del progetto di bilancio 2025 entro e non oltre il 30 aprile 2026. L’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti dovrà avvenire entro il 30 giugno 2026. Il calendario finanziario aggiornato verrà comunicato non appena approvato dal consiglio di amministrazione.
Come reagiscono gli analisti
Le prime reazioni del mondo degli analisti confermano la gravità della situazione. Banca Akros ha deciso di sospendere il proprio rating sul titolo Bff Bank, che in precedenza era impostato su “Neutrale”. La sospensione resterà in vigore fino alla determinazione finale delle irregolarità e alla pubblicazione del bilancio annuale.
Equita, dal canto suo, ha adottato un approccio più netto, abbassando la raccomandazione a “Reduce” (equivalente a un invito a ridurre l’esposizione sul titolo). Il target price è stato tagliato drasticamente da 6 euro a 2,5 euro per azione, un livello comunque superiore alle quotazioni attuali di 1,48 euro, ma che implica comunque una visione molto cauta sulle prospettive della banca.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La vicenda Bff Bank è tutt’altro che conclusa. Diversi elementi rimangono in sospeso e potrebbero influenzare significativamente l’andamento del titolo e il futuro dell’istituto nei prossimi mesi.
In primo luogo, l’ispezione di Bankitalia è ancora in corso. La definizione finale della portata delle irregolarità potrà chiarire se gli impatti saranno più vicini allo scenario migliore o a quello peggiore. In secondo luogo, la presentazione del bilancio 2025, attesa entro il 30 aprile, rappresenterà un momento cruciale per valutare la reale situazione patrimoniale della banca.
Infine, il lavoro dei commissari affiancati al board offrirà indicazioni importanti sulla capacità dell’istituto di rimediare alle criticità emerse. Per gli investitori che detengono il titolo in portafoglio, si prospetta un periodo di forte incertezza in cui ogni nuova comunicazione potrà determinare movimenti di prezzo significativi.
La lezione che emerge da questa vicenda, al di là del caso specifico, riguarda l’importanza di monitorare con attenzione i segnali provenienti dalle autorità di vigilanza. L’ispezione del 2024, l’indagine della Procura, il cambio al vertice: tutti elementi che, letti in sequenza, avrebbero potuto suggerire la necessità di una maggiore cautela da parte del mercato.




