BCE e rialzo dei tassi: perché Francoforte non ha fretta

I mercati finanziari scommettono su una stretta monetaria aggressiva da parte della Banca Centrale Europea, ma da Francoforte arrivano segnali ben diversi. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno alimentato aspettative di oltre tre rialzi dei tassi, eppure l’Eurotower appare tutt’altro che convinta di dover intervenire rapidamente.

Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, analizza la situazione con uno sguardo lucido: i messaggi emersi dalla Conferenza degli osservatori della BCE, inclusi gli interventi di Philip Lane e Christine Lagarde, suggeriscono una funzione di reazione della banca centrale sensibilmente diversa da quella che i mercati stanno prezzando in questo momento.

Il mercato corre, la BCE frena: due letture a confronto

In un contesto di forte incertezza, gli operatori finanziari hanno reagito alle notizie dal Medio Oriente posizionandosi in modo deciso su un ciclo di rialzi dei tassi. Più di tre aumenti sono già incorporati nei prezzi di mercato. Ma è davvero questa la direzione che la BCE intende prendere?

Secondo Brzeski, la risposta è no, almeno per il momento. Dalla riunione e dalla conferenza stampa della scorsa settimana è emerso chiaramente che la banca centrale ha adottato un orientamento più restrittivo e intende restare vigile. Probabilmente più vigile di quanto lo fosse nel 2022.

Tuttavia, c’è una differenza fondamentale rispetto a quell’anno. All’epoca la BCE stava uscendo da una fase di politica monetaria estremamente accomodante, caratterizzata da tassi negativi e da un massiccio programma di quantitative easing. Il processo in corso era una normalizzazione, non una reazione d’emergenza.

Con il senno di poi, il più grande errore di politica monetaria commesso in quel periodo è stato probabilmente la risposta tardiva allo shock dei prezzi dell’energia, che alla fine si è trasformato in un’ondata inflazionistica ben più ampia del previsto. Aver imparato da quell’esperienza, però, non significa automaticamente che un nuovo rialzo dei tassi sia alle porte.

Lagarde valuta più scenari: nessuna decisione è scontata

Il discorso pronunciato da Christine Lagarde durante la conferenza ha mostrato che la BCE, al pari di molti analisti, sta attualmente ponderando una serie di scenari differenti. Non esiste una risposta preconfezionata alla situazione attuale.

Finché lo shock dei prezzi dell’energia rimarrà sostanzialmente contenuto, compresi i primi effetti a catena sui costi di trasporto e sui beni di consumo, non è affatto scontato che Francoforte decida di intervenire con un inasprimento monetario.

Per tornare a valutare concretamente un rialzo dei tassi, la Banca dovrebbe osservare due condizioni specifiche: un aumento significativo delle aspettative di inflazione e un allargamento delle pressioni inflazionistiche nell’economia reale. Al momento, nessuna delle due condizioni si è materializzata in modo evidente.

Un contesto economico molto diverso dal 2022

Brzeski mette in evidenza un elemento spesso trascurato nel dibattito: il contesto macroeconomico odierno è profondamente diverso da quello di tre anni fa. E questa differenza conta molto nelle valutazioni della BCE.

Fino a questo momento, la guerra in Medio Oriente ha pesato soprattutto sulla fiducia di imprese e consumatori, piuttosto che alimentare nuove spinte inflazionistiche strutturali. Il mercato del lavoro europeo si trova oggi in una posizione più debole rispetto al 2022, e i governi dispongono di risorse fiscali più limitate.

Questo doppio vincolo rende molto meno probabile uno scenario in cui gli Stati intervengano con massicci stimoli economici per compensare l’aumento dei costi energetici, come accadde in parte durante la crisi precedente. In altre parole, le condizioni per una spirale inflazionistica autopropulsiva appaiono oggi meno favorevoli.

La BCE naviga “a vista”: le variabili chiave da monitorare

La strategia attuale dell’Eurotower può essere riassunta con un’espressione significativa: la BCE è tornata a navigare “a vista”. Questo significa che le decisioni saranno guidate dagli sviluppi effettivi, non dalle previsioni.

Sebbene la Banca continui ad aggiornare i propri scenari interni, saranno i dati concreti a determinare le prossime mosse. Le variabili chiave sotto osservazione sono tre:

  • I dati effettivi sull’inflazione, sia headline che core
  • Le aspettative di inflazione a lungo termine rilevate attraverso i sondaggi
  • L’andamento dei salari, indicatore cruciale delle pressioni inflazionistiche di seconda battuta

Tutti questi elementi saranno valutati in relazione al rischio di un rallentamento dell’attività economica e alle preoccupazioni legate alla stabilità finanziaria. Non si tratta quindi di un singolo dato, ma di un quadro complessivo che la BCE intende leggere con estrema cautela.

Riunione di aprile: pochi dati, poche sorprese attese

Guardando al calendario delle prossime decisioni di politica monetaria, la riunione di fine aprile non sembra destinata a portare novità rilevanti. Per quell’appuntamento non sono previste nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE, e i dati disponibili saranno piuttosto limitati.

I banchieri centrali avranno a disposizione l’inflazione di marzo, alcuni dati sull’andamento dei prezzi di aprile relativi a singoli Paesi dell’area euro e le stime preliminari del PIL del primo trimestre, che verranno pubblicate proprio il giorno stesso della riunione.

In tutta onestà, come sottolinea Brzeski, non sembrano informazioni sufficienti a giustificare un cambio di rotta significativo. A meno che i fantasmi del 2022 non stiano davvero togliendo il sonno ai responsabili delle politiche monetarie a Francoforte.

Giugno: la vera partita si gioca qui

Ben diverso è il discorso per la riunione di giugno. In quel caso, la BCE disporrà di un set di dati molto più completo e di nuove proiezioni aggiornate. Se a quel punto la guerra in Medio Oriente sarà ancora al centro della scena e i prezzi dell’energia si manterranno su livelli elevati, un rialzo dei tassi diventerà una possibilità concreta.

Tuttavia, questo non rappresenta lo scenario di base di ING. L’ipotesi centrale dell’istituto olandese prevede che lo Stretto di Hormuz venga riaperto prima di giugno, allentando così le pressioni sui prezzi energetici e riducendo la necessità di un intervento monetario restrittivo.

L’inflazione “transitoria”: una parola che a Francoforte non si pronuncia

Secondo l’analisi di Brzeski, la BCE si attende un percorso inflazionistico ben definito: un’ondata iniziale legata ai prezzi dei carburanti, seguita da effetti a cascata sui costi di trasporto, sui prezzi alimentari e su altri prodotti industriali.

Il punto chiave è la durata di questa ondata. Finché si tratterà di un fenomeno temporaneo e limitato nel tempo, la Banca Centrale non avrà motivo di procedere con rialzi dei tassi. Anche se a Francoforte è diventata una parola proibita dopo le vicende del 2021 e 2022, qualcuno potrebbe definire questa inflazione “transitoria”.

L’analogia con il passato è evidente, ma le circostanze sono diverse. La BCE ha imparato la lezione e resterà in allerta, senza però farsi trascinare in decisioni premature basate più sulla paura che sui dati.

I tre punti critici che potrebbero cambiare tutto

Nonostante la cautela prevalente, Brzeski identifica tre soglie che, se superate, potrebbero costringere la BCE ad agire in modo più deciso. Si tratta di tre potenziali punti critici, ciascuno con una natura diversa:

  • Punto critico psicologico: un’inflazione complessiva superiore al 4% evocherebbe i ricordi più spiacevoli del 2022 e metterebbe sotto pressione politica e mediatica i vertici della BCE
  • Punto critico analitico: un’inflazione di base (core) superiore al 3% segnalerebbe che le pressioni sui prezzi si stanno diffondendo ben oltre il comparto energetico, coinvolgendo l’economia in modo strutturale
  • Punto critico di credibilità: un’impennata delle aspettative di inflazione nei sondaggi tra consumatori e imprese renderebbe sempre più difficile per la BCE giustificare una posizione attendista senza compromettere la propria reputazione

Ognuna di queste soglie, se raggiunta, cambierebbe radicalmente il calcolo di Francoforte. Fino a quel momento, però, la strada più probabile resta quella della pazienza.

Scenario di base: tassi fermi, ma con un occhio aperto

In sintesi, la visione complessiva della funzione di reazione della BCE non è cambiata negli ultimi giorni, nonostante l’escalation geopolitica. L’Eurotower resta orientata a una lettura prudente dei dati, consapevole dei rischi ma determinata a non ripetere l’errore opposto rispetto al 2022, ovvero reagire in modo eccessivo a uno shock che potrebbe rivelarsi temporaneo.

Nel contesto attuale, come ammette lo stesso Brzeski, quasi tutto è possibile. Persino un aumento dei tassi da parte della BCE non può essere escluso del tutto. Ma ciò non rappresenta ancora lo scenario di base. La cautela, almeno per ora, prevale sull’urgenza.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: monitorare i dati reali sull’inflazione, le aspettative a lungo termine e la dinamica salariale sarà molto più utile che inseguire i titoli di giornale sulla geopolitica. La BCE ha scelto di decidere sulla base dei fatti, non delle paure. E finché i fatti non cambieranno in modo sostanziale, i tassi resteranno dove sono.

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