Nexi, Mingrone nuovo CEO: cosa cambia dopo l’era Bertoluzzo

Il passaggio di consegne ai vertici di Nexi è ufficiale. Dopo un decennio alla guida del colosso europeo dei pagamenti digitali, Paolo Bertoluzzo ha lasciato il ruolo di amministratore delegato. Al suo posto è stato nominato Bernardo Mingrone, fino a quel momento vice di Bertoluzzo e figura di lungo corso all’interno del gruppo.

La transizione, attesa da tempo negli ambienti finanziari, arriva in un momento particolarmente delicato per Nexi. Il titolo in Borsa ha subito un forte ridimensionamento e gli assetti azionari sono profondamente cambiati. Ma il nuovo CEO punta a trasmettere un messaggio chiaro di fiducia, investendo in prima persona nel capitale della società.

Un titolo in forte difficoltà: i numeri del calo

Per comprendere il contesto in cui avviene questo avvicendamento, è utile partire dai numeri. Le azioni Nexi hanno perso circa il 40% nell’ultimo anno e, dato ancora più significativo, segnano un ribasso dell’83% rispetto ai massimi storici.

A pesare su questa discesa sono stati diversi fattori. Da un lato, le tensioni nei rapporti con alcune banche clienti, dall’altro una debolezza generalizzata che ha investito l’intero comparto dei pagamenti digitali.

A inizio marzo, inoltre, la presentazione del nuovo piano industriale di Nexi è stata accolta in modo molto negativo dal mercato, con il titolo che ha registrato un crollo del 16,6% in una sola seduta. Un segnale che potrebbe aver accelerato la decisione di procedere con il cambio al vertice.

Chi è Bernardo Mingrone: un manager cresciuto dentro Nexi

La scelta di puntare su un profilo interno non è casuale. Mingrone è entrato in Nexi nel 2016 e da allora ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità. Ha iniziato come direttore finanziario, per poi assumere l’incarico di Deputy General Manager, occuparsi della Finance Transformation e infine guidare come CEO la controllata Nexi Payments.

Un percorso che gli ha permesso di conoscere a fondo ogni aspetto della macchina aziendale. La nomina di un successore interno, in un momento così complesso, rappresenta una scelta orientata alla continuità operativa e strategica del gruppo presieduto da Marcello Sala.

Lo stesso Sala ha commentato la nomina definendo Mingrone “la persona più idonea a guidare Nexi nella sua nuova fase di sviluppo”. Il presidente ha sottolineato come il nuovo CEO “conosce profondamente il gruppo e porta con sé una comprovata capacità di esecuzione in contesti complessi ed in evoluzione”.

Le prime parole del nuovo amministratore delegato

Nel suo primo intervento ufficiale, Mingrone ha voluto trasmettere un messaggio di solidità e ambizione, facendo riferimento alle sfide che attendono il settore, dalla competizione con le big tech e le fintech fino all’impatto dell’intelligenza artificiale.

“Nexi svolge un ruolo essenziale nell’ecosistema dei pagamenti e parte da fondamenta solide: una scala unica a livello europeo, una forte capacità di generazione di cassa e un significativo potenziale di crescita, in un mercato in rapida evoluzione”, ha dichiarato.

“Sono onorato di guidare il Gruppo in questa nuova fase del suo percorso e determinato a valorizzarne appieno le opportunità, al fianco dei nostri clienti e partner in tutta Europa. Sono certo che, grazie alla qualità e all’impegno delle nostre persone, continueremo a rafforzare il nostro posizionamento e a creare valore nel tempo”.

Parole che puntano a rassicurare il mercato e gli investitori sulla direzione futura della società, in un momento in cui la fiducia è stata messa a dura prova dall’andamento del titolo.

L’investimento personale: un segnale concreto di fiducia

Tra le prime mosse di Mingrone come nuovo CEO, c’è una decisione che ha attirato l’attenzione degli osservatori. Il nuovo amministratore delegato ha dato mandato per l’acquisto di azioni Nexi sul mercato, investendo quindi il proprio denaro nella società che è chiamato a guidare.

Una scelta che, come precisato dalla stessa Nexi in una nota ufficiale, “riflette la forte fiducia nelle prospettive di crescita e nella solidità strategica” del gruppo.

“Credo fermamente nel potenziale della nostra azienda e nelle opportunità che ci attendono”, ha spiegato Mingrone. “Questo investimento personale rappresenta un segnale concreto del mio impegno verso il futuro di Nexi e della fiducia nel lavoro che stiamo portando avanti”.

I dettagli dell’operazione di acquisto saranno comunicati nel rispetto della normativa vigente. Si tratta comunque di un gesto simbolicamente importante, soprattutto per gli investitori retail che cercano indicazioni sulla visione del management.

Come cambiano gli assetti azionari e il consiglio di amministrazione

Il cambio al vertice si inserisce in una trasformazione più ampia della struttura proprietaria di Nexi. I fondi Bain, Advent e Clessidra, che erano stati tra i primi investitori nell’ex Icbpi (la società da cui Nexi ha avuto origine), sono usciti completamente dal capitale.

Oggi i due azionisti di riferimento sono il fondo statunitense Hellman & Friedman, che detiene il 22,23% del capitale, e Cassa Depositi e Prestiti con una quota del 19,14%. Un assetto che vede quindi la convivenza tra un grande investitore internazionale di private equity e il braccio finanziario dello Stato italiano.

Il riassetto si è riflesso anche nella composizione del consiglio di amministrazione. Tre consiglieri, Luca Bassi, Elena Diamina ed Enrico Trovati, hanno lasciato il CdA di Nexi.

Al loro posto sono entrati tre nuovi membri. Come consiglieri indipendenti sono stati nominati Alessandro, presidente di Rothschild & Co Italia, e Saba Nazar, con un passato in Bank of America. In quota Hellman & Friedman entra invece Luca Velussi.

Il saluto di Bertoluzzo: da realtà locale a leader europeo

Nel congedarsi dal ruolo che ha ricoperto per dieci anni, Paolo Bertoluzzo ha rivendicato con orgoglio il percorso compiuto durante la sua gestione. “Abbiamo trasformato Nexi da una piccola realtà locale nel leader europeo dei pagamenti, con solide radici italiane e un posizionamento unico”, ha dichiarato.

Un bilancio che fa riferimento alla profonda evoluzione vissuta dal gruppo nel corso dell’ultimo decennio. Sotto la guida di Bertoluzzo, Nexi ha completato importanti operazioni di crescita esterna e ha consolidato la propria presenza in diversi mercati europei, diventando un punto di riferimento nel settore dei pagamenti digitali.

Il calo significativo del titolo in Borsa, tuttavia, ha evidentemente pesato sulla valutazione complessiva del suo mandato, contribuendo alla decisione di voltare pagina.

Le sfide che attendono il nuovo corso di Nexi

La partita che si apre per Mingrone è tutt’altro che semplice. Il settore dei pagamenti digitali sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con nuovi attori che si affacciano sul mercato e tecnologie emergenti che ridisegnano gli equilibri competitivi.

Le big tech, le fintech e l’intelligenza artificiale rappresentano al tempo stesso opportunità e minacce per un operatore tradizionale come Nexi. La capacità di innovare, mantenendo solide le relazioni con le banche partner, sarà probabilmente il banco di prova principale per il nuovo amministratore delegato.

Il mercato, intanto, osserva. Il segnale dell’investimento personale nelle azioni del gruppo è stato accolto come un primo passo nella giusta direzione. Ma saranno i risultati concreti, trimestre dopo trimestre, a determinare se il cambio di guida riuscirà a invertire la rotta di un titolo che ha perso gran parte del suo valore negli ultimi anni.

Per gli investitori che seguono il comparto dei pagamenti digitali, i prossimi mesi rappresenteranno un momento cruciale per valutare la nuova strategia di Nexi sotto la guida di Bernardo Mingrone.

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