Petrolio vicino a 100 dollari: caos trattative Iran-USA

Il prezzo del petrolio continua a muoversi in un clima di forte incertezza, con il barile che viaggia poco sotto la soglia dei 100 dollari. La giornata segna un leggero recupero rispetto al netto calo registrato ieri, provocato dalle dichiarazioni del presidente Trump. Ma è soprattutto il caos diplomatico tra Stati Uniti e Iran a tenere i mercati con il fiato sospeso.

Trump annuncia colloqui con l’Iran, Teheran smentisce tutto

Il presidente statunitense ha dichiarato che Washington avrebbe avviato colloqui con Teheran, definendo i progressi come “molto forti” e annunciando un rinvio di cinque giorni degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.

La risposta dell’Iran, però, è stata netta: nessun negoziato è in corso. Il presidente del parlamento iraniano ha accusato Trump di aver inventato l’esistenza delle trattative con il solo obiettivo di calmare i mercati finanziari.

Anche il Qatar ha contribuito a raffreddare le aspettative, precisando di non svolgere alcuna mediazione diretta tra le due parti, pur dichiarandosi disponibile a supportare qualsiasi canale diplomatico.

La diffidenza di Teheran e i tentativi di mediazione

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Iran nutre una profonda diffidenza verso qualsiasi forma di trattativa diretta. I funzionari di Teheran temono infatti che eventuali colloqui possano essere utilizzati come pretesto per tentare di colpire la leadership iraniana ancora in vita, tra cui il presidente del parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf, finora sfuggito ai raid israeliani.

Nel frattempo, diversi media internazionali segnalano che Egitto, Pakistan e Turchia sarebbero impegnati in sforzi di mediazione per cercare una de-escalation nella regione. Un quadro frammentato, in cui mancano però segnali concreti di un possibile cessate il fuoco.

La situazione sul campo si aggrava

Mentre la diplomazia fatica a trovare una direzione, il conflitto si intensifica. Missili iraniani hanno colpito Tel Aviv e altre zone di Israele, e anche Kuwait e Arabia Saudita sono stati bersaglio di droni e missili.

Un’ulteriore escalation potrebbe arrivare dal coinvolgimento diretto di nuovi attori. Sempre il Wall Street Journal riferisce che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti starebbero valutando di entrare attivamente nel conflitto contro l’Iran. Il principe ereditario Mohammed bin Salman sarebbe vicino alla decisione di unirsi agli attacchi.

Gli Emirati, nel frattempo, avrebbero già avviato il congelamento degli asset di proprietà iraniana, segnando un passo concreto verso un maggiore coinvolgimento nella crisi.

Sospetti di insider trading sul mercato del petrolio

La dimensione finanziaria del conflitto aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. Il Financial Times ha evidenziato movimenti sospetti sul mercato dei futures sul petrolio, avvenuti poco prima delle dichiarazioni di Trump che avevano contribuito a far scendere il prezzo del greggio.

Secondo la testata britannica, poco meno di un quarto d’ora prima delle parole del presidente statunitense è stata registrata un’operazione definita “anomala” dal valore di 580 milioni di dollari. L’operazione ha coinvolto 6.200 contratti sui benchmark Brent e WTI, scatenando forte volatilità sui mercati.

Questo episodio ha alimentato i sospetti di possibile insider trading all’interno dell’amministrazione Trump, un tema che potrebbe avere conseguenze rilevanti nelle prossime settimane.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

I mercati restano sospesi tra due scenari opposti: da un lato la speranza che i canali diplomatici, per quanto confusi, possano portare a una tregua; dall’altro il rischio di un allargamento del conflitto con il coinvolgimento di nuove potenze regionali.

Il prezzo del petrolio rimane l’indicatore più sensibile di questa incertezza. Con il barile che oscilla attorno ai 100 dollari, ogni dichiarazione politica e ogni sviluppo militare continueranno a influenzare in modo significativo l’andamento dei mercati energetici e finanziari globali.

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