Sapevate che il nostro Paese ha sorpassato la Germania, conquistando la vetta della classifica europea nel settore dei certificati di investimento? Un primato che fino a pochi anni fa sarebbe apparso impensabile e che racconta una trasformazione profonda nelle abitudini degli investitori italiani.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 gli scambi sul mercato secondario di Borsa Italiana hanno raggiunto i 38 miliardi di euro, con volumi che nell’arco degli ultimi quattro anni si sono addirittura triplicati. Dietro questa crescita si nascondono tendenze precise, legate alla ricerca di strumenti capaci di offrire protezione e rendimento anche in fasi di mercato turbolente.
Un sorpasso storico sulla Germania
Il dato più significativo riguarda proprio il confronto con il mercato tedesco, da sempre punto di riferimento per i prodotti strutturati nel Vecchio Continente.
Come ha sottolineato Jacopo Fiaschini, Head of Public Distribution Execution presso Vontobel: «La crescita dei volumi ha portato l’Italia a superare la Germania, diventando il primo paese in Europa nei certificati di investimento».
Va precisato, però, che la situazione è diversa nel comparto dei certificati a leva, dove i volumi tedeschi restano nettamente superiori, così come quelli registrati in Svezia.
Come è cambiato il mercato in dieci anni
La fotografia del mercato italiano dei certificates è radicalmente diversa rispetto al passato. Fiaschini ha ricordato un dato eloquente: «Nel 2016, quando Vontobel ha iniziato a quotare i suoi prodotti su Borsa Italiana, il 78% dei volumi arrivava dai certificati a leva».
Dal 2021 in poi la situazione si è completamente ribaltata. I certificati di investimento hanno preso stabilmente il sopravvento sui prodotti a leva, trainando un mercato in espansione sia per tipologie offerte che per numero complessivo di strumenti disponibili.
All’interno di questo segmento convivono diverse famiglie di prodotto: certificati a capitale protetto, certificati a capitale condizionatamente protetto (dove la protezione scatta al verificarsi di determinate condizioni di prezzo), certificati bonus e tracker certificates.
Barriere profonde: la risposta all’incertezza
In una fase di mercato caratterizzata da forte incertezza, gli investitori italiani mostrano una preferenza marcata per i prodotti dotati di barriere ampie, capaci di assorbire ribassi significativi dei sottostanti.
Anna Berto, Co-Head Italy per Leonteq, ha spiegato la dinamica: «Negli ultimi anni sono cresciuti notevolmente i volumi dei certificati con capitale condizionatamente protetto, che offrono all’investitore la possibilità di ottenere un rendimento positivo anche a fronte di movimenti di mercato laterali o ribassisti, entro certi limiti».
Per comprendere meglio il meccanismo, consideriamo un esempio concreto: un certificato con barriera capitale e cedolare al 50% distribuisce premi periodici e protegge il capitale investito, a patto che i sottostanti non perdano oltre la metà del loro valore iniziale.
Airbag e indici per gestire la volatilità
La crescente volatilità degli ultimi mesi ha spinto molti risparmiatori a cercare soluzioni che consentano di restare investiti, ma con un profilo di rischio più equilibrato e una maggiore efficienza in scenari non necessariamente direzionali.
«In questi mesi Leonteq ha ampliato la gamma di certificates con airbag fino al 40%», ha proseguito Berto. Si tratta di strumenti in grado di proteggere l’investitore a condizione che nessun sottostante perda il 60% o più dai prezzi iniziali.
Leonteq ha inoltre esteso l’offerta di prodotti agganciati a indici di mercato, statisticamente meno volatili rispetto alle singole azioni. L’obiettivo, come ha precisato Berto, è «fornire all’investitore un ampio ventaglio di prodotti, adatti a diversi profili di rischio e rendimento».
Tracker certificates: seguire i grandi temi del momento
Accanto ai prodotti con protezione condizionata, cresce l’interesse per strumenti capaci di catturare le tendenze più rilevanti dei mercati globali. I tracker certificates, molto diffusi nel Nord Europa, stanno guadagnando terreno anche in Italia.
Fiaschini di Vontobel ha confermato: «Abbiamo registrato volumi interessanti anche su prodotti come i tracker certificates. Si tratta di certificates relativamente simili ad ETF, che si focalizzano su specifici temi di mercato, come per esempio la crescita del settore criptovalute o del mondo dell’intelligenza artificiale o ancora i metalli preziosi».
L’oro protagonista: oltre i 5.000 dollari
Tra i temi di mercato più caldi dell’ultimo anno spicca senza dubbio il rally dei metalli preziosi. L’oro ha vissuto una corsa esponenziale che ha portato le quotazioni a superare i 5.000 dollari, prima del ritracciamento registrato nelle ultime settimane. Anche l’argento ha catalizzato grande attenzione.
Questo fenomeno si è riflesso direttamente nell’offerta di certificati. «Abbiamo lavorato per un posizionamento della nostra offerta su commodity e titoli legati al mondo dei metalli preziosi e delle società di estrazione di oro e argento», ha concluso Anna Berto di Leonteq, «proprio per rispondere alla crescente domanda su questi segmenti e offrire strumenti coerenti con l’attuale contesto di mercato».
Uno sguardo d’insieme
Il mercato italiano dei certificati di investimento ha compiuto una trasformazione notevole nel giro di pochi anni. Il passaggio dalla predominanza dei prodotti a leva verso strumenti di investimento più strutturati riflette una maturazione della domanda.
Gli investitori cercano oggi protezione condizionata del capitale, rendimenti in scenari laterali e accesso a temi globali come l’intelligenza artificiale, le criptovalute e i metalli preziosi. Un’evoluzione che ha portato il nostro Paese al vertice europeo, con un’offerta sempre più ampia e diversificata.




